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A tu per tu con Marta Sansoni, designer della collezione Cage
Cage con Marta Sansoni

Daily Inspiration

A tu per tu con Marta Sansoni, designer della collezione Cage

05.08.2021

Marta Sansoni, designer della collezione Cage

Visconti ha il piacere di presentare un’altra penna d’autore in edizione limitata. Ad averla progettata è Marta Sansoni, architetto e interior designer di calibro internazionale, già nota per la sua lunga collaborazione con Alessi e membro dell’ex Consiglio Italiano di Design. 

Preziosa e carica di significato, la Cage è caratterizzata da una raffinata struttura a griglia che dà a chi la impugna una sensazione fortemente materica. Disponibile in due varianti, Matt White e Black Diamond, sia per la versione stilografica che per la roller, la Cage si fa portabandiera di un importante messaggio. 

A svelare qual è l’ispirazione della penna è la stessa Marta Sansoni, che in quest’intervista racconta della sua visione creativa, dei suoi punti di riferimento e del processo che l’ha portata a disegnare questo strumento di scrittura. 

Marta Sansoni

Com’è nata la collaborazione con Visconti?

L’azienda voleva che disegnassi una penna al femminile, una penna che smorzasse la classica concezione dello strumento di scrittura. L’obiettivo era proprio quello di offrire una penna interamente progettata da una donna.

Oggi, anche se svolgiamo le stesse professioni degli uomini, la parità di genere è un tema da non smettere di sottolineare. Io, per esempio, la penna la uso soprattutto per disegnare: ho un approccio piuttosto analogico al mio lavoro. Per i miei schizzi, sia di architettura che di design, preferisco le stilografiche o le roller.

Cosa c’è dietro al design della Cage?

La Cage ha una forma innovativa a osso, molto diversa da altre Visconti. Ho cercato di darle rotondità e morbidezza per evocare la personalità e le silhouette femminili. Il nome della penna trova la sua espressione concreta nella griglia. Il motivo traforato in acciaio è un virtuosismo che da sempre mi appassiona. Il mio primo esempio di traforo è stato per il cestino Cactus che ho disegnato per Alessi nel 2002 e che ho applicato in seguito anche al cucchiaio YouSpoon, disegnato per lo stesso marchio italiano.

Adoro sperimentare con il traforato non solo nel design, ma anche nell’architettura. Mi piace collegare gli spazi attraverso elementi che filtrano la luce, come le griglie e i vetri. Scelgo sempre trame e materiali che schermano parzialmente lo spazio: il vuoto ha un ruolo funzionale nei miei progetti. La griglia è una forma di protezione; è una barriera che ci fa percepire maggiormente la tridimensionalità. Inoltre, al tatto suscita una sensazione molto particolare. 

Può raccontarci qualcosa sulla scelta dei materiali?

Il primo prototipo era di plastica e aveva una forma antropomorfizzata. Era una penna abbastanza ludica, forse più in linea con i miei lavori precedenti. Ma questo progetto richiedeva un approccio diverso. Ecco perché, per i prototipi successivi, ho rivisto l’intero design. Per farlo, sono partita proprio dalla scelta del metallo per la griglia. Avevo bisogno di un materiale resistente che sottolineasse il peso e il valore dello strumento di scrittura. Personalmente, mi trovo molto meglio a disegnare con penne piuttosto pesanti, che hanno una certa consistenza. 

La Cage viene proposta in due versioni. La versione antracite richiama il colore e la matericità dell’ardesia, della pietra lavica. La parte lucida in oro è stata studiata per risultare scintillante per contrasto. La versione color bianco gesso, invece, è impreziosita con parti in metallo placcato in oro rosa.

 

Ha avuto un supporto tecnico da parte dell’azienda per la realizzazione effettiva della penna?

Gli esperti artigiani di Visconti mettono in pratica tecniche esecutive molto particolari e minuziose; sono vere e proprie tecniche da gioielleria. La Cage è una penna perfetta in ogni minimo dettaglio, concepita proprio come un vero gioiello. Sono stati gli artigiani a realizzare tutte le versioni del mio progetto: hanno capito appieno la mia visione creativa e hanno tradotto in materia i miei schizzi progettuali in maniera impeccabile. Sono rimasta molto colpita dall’alto livello esecutivo di Visconti. 

La storia di Visconti è recente, ma le sue collezioni sono già molte. Qual è la sua penna preferita?

Credo la mia collezione preferita sia la Homo Sapiens Lava. Mi piace in particolar modo la Lava Dark Age per le linee minimal e la sensazione piacevole al tatto. Il mio stile è un po’ lontano dalle altre penne più virtuosistiche, per questo mi identifico meglio con i modelli che hanno un design più essenziale.

Durante la sua carriera ha collaborato con grandi nomi internazionali: quali sono le sue figure di riferimento nel mondo dell’architettura e del design?

Negli anni della formazione i miei punti di riferimento erano Remo Buti, Ettore Sottsass e Alessandro Mendini. Direi di aver attinto molto al pensiero della scuola milanese, più che a quello della scuola fiorentina. Sono cresciuta fra ispirazioni pop, esercizi di design ironici e richiami ludici. 

Mi piace anche l’essenzialità di John Pawson e Claudio Silvestrin. Non riesco a essere così minimalista nei miei progetti, quando disegno, mi piace tenere a mente la loro estetica succinta. Credo che il mio stile sia in continua evoluzione. La mia professione è un continuo apprendimento, un lungo processo di maturazione. Mi piacerebbe sempre poter rifare da capo i miei progetti una volta consegnati per affrontarli con una maggiore consapevolezza. 

Ci ha parlato dell’importanza dell’ironia nel suo approccio creativo: è difficile tradurla in progetti di architettura e di design?

È stata la scuola di Remo Buti a insegnarmi a prendere ispirazione dalla pop culture. Anche Stefano Giovannoni e Guido Venturini vengono dalla stessa corrente architettonica: ricordo con piacere le loro poltrone Rabbit Chair da giardino, dissacranti e memorabili. Io ho un approccio un po’ più soft, sono ironica, ma in modo più sottile. L’oliera Pinolio e il porta biscotti Bunny disegnati per IVV, per esempio, sono due creazioni che rappresentano l’aspetto ludico del mio stile. 

La Cage disegnata per Visconti nasce, invece, da un altro linguaggio, da un’estetica che richiama quella della gioielleria. Credo che dietro ogni oggetto di design debba esserci un pensiero di spessore: dev’esserci sempre una chiave di lettura interessante che dia senso all’oggetto stesso

In passato ha fatto parte dell’ex Consiglio Italiano di Design (CID). Quale ruolo crede debba avere il design sul piano sociale?

Il Consiglio Italiano del Design nacque proprio per riportare in auge il design italiano. L’Italia è un paese sempre associato alle bellezze architettoniche del passato, sarebbe bello se gli spazi pubblici fossero valorizzati con opere di design. Sarebbe bene che i lavori di costruzione o di ristrutturazione degli ambienti pubblici fossero affidati a esperti del settore con esperienza alle spalle e un gusto raffinato fondato sulla cultura e sulla conoscenza della materia. La bellezza degli spazi pubblici, in qualche modo, si trasmette anche alla società. Credo che in questo periodo gli architetti e i designer si rifugino nell’estetica dei piccoli oggetti perché nelle opere pubbliche italiane non sono liberi di mettere a frutto le loro vere competenze. 

Può dirci qualcosa sui suoi progetti futuri?

Tornando al concetto dell’ironia nel design, adesso sto lavorando a Sono Tazza di Te, una tazza dalla forma antropomorfizzata per un’open-call dell’Associazione DcomeDesign. In futuro, mi piacerebbe anche continuare a collaborare con Visconti per realizzare oggetti più ludici per parlare a un pubblico più giovane. Penso alla penna disegnata da Gaetano Pesce per Visconti, è in silicone e ha una forte estetica pop. Sono questi gli attori e gli strumenti di scrittura che ci permettono di dialogare con la nuova generazione.

Un ringraziamento speciale a Marta Sansoni per la sua grande disponibilità.

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