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La storia dell’alfabeto
Storia dell'alfabeto e della scrittura

Scrittura

La storia dell’alfabeto

30.11.2021

La storia dell’alfabeto

L’ABC è la prima cosa che ci insegnano a scuola. Con una serie di filastrocche orecchiabili per aiutare la memoria e con degli esercizi di stile sul quaderno per esercitare la mano nella realizzazione di minuscole, maiuscole, stampatello e corsivo.

In Italia, in particolare, ci insegnano l’alfabeto latino, che, in buona sostanza, è rimasto invariato dagli anni dell’Impero Romano. Le sue origini sono di vecchia data e spesso non così note. Ecco perché abbiamo deciso di tracciare un breve excursus sulle varie fasi della sua evoluzione.

L’importanza della scrittura

Non c’è dubbio: scrivere su carta o su un qualsiasi altro supporto, oggi anche digitale, ci sembra un gesto spontaneo e scontato. Ma la comunicazione all’alba dei tempi non avveniva certo in forma scritta. I messaggi venivano veicolati soltanto oralmente. 

Da punto di vista grafico, la scrittura si articola attraverso una serie di segni che danno vita a fonemi o a intere parole; per questo, i codici linguistici possono essere suddivisi in logografici (es. cinese, giapponese) e fonografici (es. alfabeto latino) a loro volta raggruppabili in lineari per sillabe e lineari per segmenti. Il nostro alfabeto, quello latino, appartiene a quest’ultima categoria ed è un sistema completo di vocali e consonanti. 

Ad oggi, l’alfabeto latino è composto da 26 lettere; in origine ne aveva soltanto 20. Inizialmente, solo quelle che servivano a riprodurre i suoni usati all’epoca. La Y e la Z, per esempio, divennero necessarie in età repubblicana, con la maggiore influenza della cultura greca sull’Impero. La W e la J, invece, sono innesti medievali che servivano a trascrivere parole straniere, soprattutto quelle anglosassoni. La U e la V, infine, hanno un’origine rinascimentale.

Dagli antichi egizi ai fenici

Sono molti gli alfabeti, fra cui il nostro, che affondano le proprie radici nella cultura degli antichi Egizi e in quella dei Fenici. 

I geroglifici egiziani (ovvero, ‘segni sacri incisi’) facevano parte di un sistema di scrittura assai complesso, contraddistinto da peculiarità sia logografiche che fonetiche. In poche parole, ogni simbolo poteva designare una lettera, una sillaba o un’intera parola.

Data la difficoltà con cui gli scriba riproducevano i primi geroglifici, nel III millennio a.C. si pensò a un sistema semplificato, prettamente fonetico: ciascuno dei 22 segni corrispondeva a una e una sola consonante. Nacque così il Proto-Sinaitico.

Furono i Fenici a sfruttare questi simboli, semplificandoli ulteriormente e associandoli ai suoni della loro lingua di tipo semitico. Greco, romano, ebraico e arabo. Questi, i sistemi di scrittura che derivano da quello fenicio. Più tardi, nel IX secolo a.C, i Greci adottarono le consonanti dell’alfabeto dei Fenici e le accostarono alle vocali, cercando di rielaborare i simboli che non trovavano un fonema corrispondente nella lingua greca.

Secondo gli esperti, dunque, l’alfabeto che mettiamo in pratica ogni giorno discende dal latino, ma passa attraverso il greco e l’etrusco. Quest’ultimo codice linguistico germogliò nel sud Italia a opera dei coloni Greci, per poi diffondersi in tutto lo stivale, fino alle Alpi. Bustrofedico, così si chiamava il primo sistema di scrittura etrusco e aveva la particolarità di cambiare direzione alla fine di ogni riga, da destra a sinistra e viceversa. In seguito, l’alfabeto etrusco si cristallizzò con una direzione che andava da destra verso sinistra. Questo spiega perché le lettere etrusche, molto somiglianti a quelle latine, ci sembrano riflesse.

Ai Fenici non si attribuisce soltanto il merito di aver gettato le basi per il nostro alfabeto. A loro, infatti, è associata anche la storia del Futhark, un antico alfabeto parallelo al nostro che si diffuse in Scandinavia e in Europa centrale, arrivando a sconfinare nel nord Italia.

Che caratteristiche aveva il Futhark? In quale altro sistema linguistico sfociò? Scoprilo nel secondo capitolo dedicato alla storia dell’alfabeto!

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