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L’evoluzione della penna stilografica attraverso i secoli
Evoluzione della penna stilografica

Scrittura

L’evoluzione della penna stilografica attraverso i secoli

05.08.2021

Le origini della stilografica

Per riuscire ad apprezzare l’impeccabile fattura e l’estrema funzionalità delle penne Visconti è necessario conoscere il passato degli strumenti di scrittura. Con un breve excursus sulle fasi principali della storia della penna mettiamo in luce il nostro forte legame con la tradizione artigiana, punto di forza di ogni nostra collezione. 

L’uomo ha avuto da sempre un bisogno ancestrale di esprimersi. Per farlo, le civiltà più antiche si ingegnavano con steli di piante per stendere l’inchiostro sulle pergamene e con stili metallici per realizzare incisioni su tavolette di cera. Ma come siamo arrivati alla penna stilografica per come la conosciamo oggi?

I modelli rudimentali

La prima tappa del nostro viaggio alle origini della penna ci porta nell’Antico Egitto. Per realizzare i geroglifici sui supporti in papiro gli egizi si servivano di una cannuccia vuota al suo interno dotata di una piccola punta da bagnare in un inchiostro a base di gomma, polvere di carbone e altre sostanze vegetali. Qualche secolo dopo, la civiltà greco-romana iniziò a forgiare i primi stili di metallo per incidere su tavolette rivestite di cera. 

Una prima svolta nella storia degli strumenti di scrittura può essere datata tra il V e il VI secolo d.C., quando, al posto di steli vegetali e stili di metallo, si cominciò a utilizzare le penne di uccello: da qui, il conio del termine penna per designare l’oggetto che intendiamo oggi. Dopo le penne di uccello, si passò alle penne d’oca, predilette fino al 1800 per la loro resistenza a lungo termine. Il loro funzionamento era molto intuitivo: la punta doveva essere immersa nel calamaio per attingere inchiostro e doveva essere temperata molto spesso per garantire un tratto chiaro e ben leggibile.

L’invenzione dei pennini

Col passare degli anni e il fermento dei progressi industriali, a partire dal XVI secolo le penne d’oca vennero progressivamente sostituite dai pennini metallici, economici e facilmente riproducibili su larga scala. Tuttavia, la praticità di questi elementi in metallo era compromessa dalla loro eccessiva rigidità. A fine 1700 fu James Perry, giornalista ed editore inglese, a migliorare la funzionalità dei pennini attraverso una serie di tagli e forature che li rendevano sufficientemente flessibili per una scrittura più fluida. 

Dopo aver scoperto le potenzialità del metallo, gli artigiani cominciarono a studiare più approfonditamente quelle dell’acciaio, un materiale resistente e duraturo, perfetto per essere montato su cannucce di legno o di avorio. E per le penne stilografiche più preziose, scelsero l’oro, metallo nobile e malleabile, scelto anche per la realizzazione dei nostri moderni pennini Giotto e Giottino.

Evoluzione della penna stilografica

L’idea del serbatoio per l’inchiostro

Nel passaggio dal calamaio al foglio, la penna perdeva inevitabilmente una certa quantità di inchiostro sul foglio, provocando fastidio in chi la impugnava, che spesso doveva sostituire il foglio e ricominciare il lavoro di scrittura da capo. Secondo antichi scritti, si pensa che la prima richiesta di una penna dotata di serbatoio sia datata 1000 d.C. e porti la firma del Sultano d’Egitto, stanco di avere le mani sempre macchiate di inchiostro. A fine Quattrocento anche Leonardo da Vinci progettò una penna con il serbatoio per l’inchiostro, a dimostrazione del fatto che l’inconveniente delle macchie non era più tollerabile.  

I primi modelli rudimentali con serbatoio furono utilizzati fino agli inizi del Settecento, quando gli anni dell’Illuminismo portarono con sé un’ondata di progressi nel campo della fisica e della scienza. In questo momento storico la penna stilografica aveva già le componenti principali che la caratterizzano tuttora, ma presentava alcune criticità che non garantivano una scrittura impeccabile. L’invenzione del pennino e del serbatoio per l’inchiostro, prese singolarmente, non bastavano per concretizzare l’idea di stilografica moderna, che invece è il frutto di una perfetta sinergia fra tutte le sue componenti.

I perfezionamenti ottocenteschi

Raffinati strumenti di scrittura per realizzazioni calligrafiche, comunicazioni importanti e inviti formali, le penne stilografiche iniziarono a popolare case e ambienti lavorativi dalla fine dell’Ottocento. Non si trattò di un vero e proprio boom. A quel tempo, infatti, il funzionamento delle stilografiche non era ancora stato perfezionato: c’erano problemi di densità, di capillarità e di temperatura dell’inchiostro che ostacolavano la sua regolare fuoriuscita dal pennino; alcune volte usciva troppo copiosamente, altre, non a sufficienza. 

La prima penna stilografica moderna che pose rimedio a tutti questi difetti si pensa che sia stata brevettata da Lewis Edson Waterman nel 1884. La storia racconta che trovatosi alle prese con una penna difettosa durante la firma di un importante contratto, l’assicuratore americano decise di apportare una miglioria alla stilografica facendo un piccolo foro nell’elemento di gomma che univa il serbatoio al pennino. In questo modo l’aria entrava nella camera dell’inchiostro in modo regolare, la pressione interna non subiva alterazioni e il flusso dell’inchiostro poteva quindi essere controllato tramite la pressione esercitata dalla punta del pennino sul foglio. 

Lo spirito avanguardista di Visconti

A più di un secolo dal brevetto di Waterman, Visconti contribuisce attivamente all’evoluzione della stilografica con una serie di innovazioni che sono diventate dei veri e propri punti di riferimento nel mondo della scrittura. Fra le più rivoluzionarie menzioniamo, in ordine cronologico, il sistema di riempimento High Vacuum Power Filler (1993), il calamaio da viaggio (1997) e il brevetto di un sistema a doppio serbatoio, il Double Reservoir Power Filling (1998). 

Quest’ultimo, in particolare, ha segnato una svolta significativa nella vita degli appassionati di penne stilografiche, permettendo loro di riempire lo strumento di scrittura con l’inchiostro tramite due serbatoi comunicanti fra di loro. Grazie al serbatoio a tenuta stagna posto nell’estremità opposta della punta del pennino, adesso è possibile caricare la penna in tutta tranquillità anche prima di un volo aereo o di un soggiorno in montagna. Al variare dell’altitudine si verifica una sensibile alterazione della pressione interna alla penna, che, in assenza di questo intelligente sistema, porterebbe a una fuoriuscita incontrollata dell’inchiostro dal pennino. 

Oltre alle innovazioni tecniche, rammentiamo le collezioni che, seppur moderne nel design e nel funzionamento, si sono distinte per il loro sapore vintage e i rimandi alla storia. Le collezioni D’Essai (1990) vengono ricordate per il materiale con cui erano state realizzate: una celluloide di oltre 60 anni; la Ragtime (1991), per il pennino originale in vetro che faceva riferimento alle necessità di risparmio vissute durante la Seconda Guerra Mondiale, quando, per forgiare la punta della penna, al posto dell’oro si usava il vetro.

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