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A tu per tu con Martina Orsini, sailing photographer con la passione per la scrittura
A tu per tu con Martina Orsini

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A tu per tu con Martina Orsini, sailing photographer con la passione per la scrittura

12.10.2021

Martina Orsini, sailing photographer con la passione per la scrittura

Laureata in Filosofia con un master in Arti Visive, nel 2012 Martina Orsini salpa alla volta di paesaggi mozzafiato a bordo di imbarcazioni innovative per inseguire il suo sogno: scattare foto in mare. Oggi photo-reporter, videomaker, sommozzatrice e pilota di droni, Martina ci racconta della sua passione, mettendo in luce quanto per lei sia fondamentale il dialogo con l’elemento naturale, vero motore di ogni suo lavoro. Ad accompagnarla nei suoi diari di bordo, la nostra penna Homo Sapiens Dark Crystal, uno strumento di scrittura resistente e con carattere, perfetto per chi fa dell’avventura il proprio lavoro.

Cosa significa essere una sailing photographer?

Essere una sailing photographer vuol dire prima di tutto amare l’acqua come elemento in ogni suo aspetto; è necessaria alla nostra sopravvivenza e a quella dell’intero equilibrio terrestre, ma al tempo stesso è anche brutale nella sua forza. Se si ama l’acqua, di conseguenza non si può non amare il mare

Su di me, il mare esercita un potere calmante, meditativo, anche quando mi ritrovo in mezzo alla burrasca. Quando navigo, i problemi e i pensieri negativi si allontanano. Poter lavorare in questo stato di quiete mentale mi aiuta a essere più creativa, mi permette di realizzare immagini legate al mondo della vela, della subacquea e del paesaggio marino che abbiano un’anima e che non siano solamente cronaca di uno sport o di una attività. 

Questa professione, però, può essere dura a volte, data l’ostilità dell’ambiente di lavoro, ovvero la natura. Essere sailing photographer significa rinunciare alle comodità, mettersi in gioco e rischiare anche di farsi male in certe situazioni. Ma tutto questo, per chi ama l’avventura, è accettabile.

Passione per la scrittura

Ci hai detto di avere una passione per la scrittura. Nasce più da necessità organizzative o alla base c’è un sentimento romantico?

Il sentimento “romantico” è imprescindibile nella scrittura se si ha un background di studi filosofici, soprattutto se lo si intende per il suo significato originario: razionalizzare i sentimenti o ciò che rientra nel “metafisico”. Scrivere mi aiuta proprio a fare questo, a riordinare la complessità emotiva e a calmare un’innata irrequietezza che da sempre mi spinge a cercare situazioni al limite. Saper raccontare è un supporto all’attività fotografica. 

Penna per spiriti liberi

A largo delle coste della Gran Bretagna

La tua ultima avventura ti ha vista a largo delle coste della Gran Bretagna per sei giorni, a bordo di un’imbarcazione impegnata in una regata estrema. Come racconteresti questa esperienza?

La regata alla quale ho partecipato, una delle più importanti al mondo per la sua tipologia, parte da Cowes, Isola di White, percorre il sud della Gran Bretagna per poi risalire verso l’Irlanda, girare l’iconico scoglio Fastnet, e scendere verso Cherbourg, nel nord della Francia. L’imbarcazione su cui ho fatto la reporter onboard è un Imoca 60, usata per il giro del mondo in solitaria senza scali, dotata di due appendici che si chiamano foils e che le permettono di sollevarsi sull’acqua e raggiungere velocità notevoli. A volte bastano soltanto tre mesi per fare il giro del mondo su questo tipo d’imbarcazione. 

Eravamo solo tre in equipaggio, i due skipper ed io. Lo spazio vitale su questo tipo di barca è davvero ridotto e ogni cosa diventa difficile da fare durante la navigazione, specialmente con mare formato. È un’esperienza intensa, bellissima, ma sicuramente faticosa. Ci vuole una preparazione sia fisica che mentale per vivere al meglio sei giorni consecutivi a bordo di un Imoca: la stanchezza la si paga molto cara. 

Questo tipo di esperienze in cui si rinuncia a ogni tipo di comodità, al cibo fresco – solo liofilizzati a bordo – o all’acqua in bottiglia (bisogna preservarla qualora il desalinizzatore si rompesse), in cui si deve giocare continuamente con l’equilibrio e prendere secchiate d’acqua costantemente quando si sta fuori dall’abitacolo, mette le persone di fronte ai propri limiti e le aiuta a capire come superarli. La durezza di queste condizioni però è accompagnata da paesaggi unici e orizzonti sconfinati. È così che ho capito che bellezza e sofferenza a volte vanno di pari passo.

Pensieri sull'acqua

Cosa passa per la mente mentre solchi il mare a grande velocità sentendo solo l’acqua che sbatte sullo scafo?

Mi è capitato di parlare con molti navigatori oceanici. Mentre per alcuni la performance sportiva è il principale obiettivo e un pensiero costante, per molti altri è un modus vivendi che permette loro di entrare in contatto con se stessi e allontanarsi dal caos della società. 

E in effetti è così anche per me. Mentre si naviga, e come unico rumore si sente l’acqua sbattere sullo scafo, i pensieri si alleggeriscono perché si è impegnati a contemplare la linea sottile che segna il distacco tra mare e cielo. Nella testa si susseguono un’infinità di pensieri, ma è come se ci fosse una lastra di vetro di separazione. 

Pensandoci bene, potrebbero capitare mille situazioni pericolose per mare. Ma, quello che rimane, è un profondo rilassamento mentale. La barca scorre sulla superficie dell’acqua così come scorrono liberi i pensieri legati a quello che è stato lasciato sulla terraferma: riflessioni su ogni aspetto della vita e problemi da risolvere. 

Alla ricerca di emozioni

Ormai sono anni che fai questo lavoro. Ti sei abituata all’adrenalina o sei sempre alla ricerca di emozioni più forti?

Faccio questo lavoro da nove anni ormai e ogni anno sono alla ricerca di qualcosa che mi faccia andare oltre i miei limiti. Non mi abituerò mai all’adrenalina. Il mio più grande sogno è mettermi alla prova facendo la reporter onboard durante un giro del mondo in equipaggio. 

So bene che l’esperienza potrebbe essere pericolosa ed estremamente faticosa, ma non sarò mai soddisfatta del percorso fatto finora se non avrò l’occasione di mettermi alla prova in oceani più burrascosi o in situazioni in cui la parte di racconto fotografico nudo e crudo diventa più importante di quella estetica.

Le prossime avventure

Dove ti vedremo prossimamente?

Prossimamente sarò impegnata in lavori più semplici, legati allo sport più che al racconto fotografico d’avventura. Ma spero vivamente di potermi imbarcare presto durante altre regate d’altura, come la Middle Sea Race a fine ottobre, che parte da Malta e circumnaviga Sicilia, Eolie ed Egadi per poi tornare a La Valletta. Il Mar Mediterraneo può essere pericoloso tanto quanto un oceano. 

La collezione per gli spiriti liberi

Homo Sapiens Dark Crystal: la collezione per gli spiriti liberi

Con uno stile di vita così dinamico, Martina non poteva che scegliere la stilografica Dark Crystal per i resoconti dei suoi viaggi di lavoro. Realizzata in una preziosa miscela di resina e polvere lavica, questa penna della serie Homo Sapiens è una demonstrator con un particolare effetto fumé e s’ispira alla maestosità dell’Etna. 

Infrangibile e vellutato al tatto, questo strumento di scrittura è dotato del pennino Giotto in oro 18kt prodotto in-house e si distingue per il serbatoio trasparente, funzionale e accattivante, e per le metallerie in oro con un finish nero lucido. 

Un’altra caratteristica che rende la Dark Crystal la penna perfetta per chi è in continuo movimento è il sistema di caricamento Power Filler Double Reservoir, che previene sgradite perdite di inchiostro durante gli spostamenti da un luogo a un altro e garantisce una lunga autonomia di scrittura. 

Così come i reportage di Martina immortalano la vitalità delle onde in una serie di scatti, la stilografica Homo Sapiens Dark Crystal incarna l’eterna bellezza della natura attraverso un design contemporaneo e un appeal senza tempo.

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